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Artigianato

Il Vasaio:
lavorazione in terracotta in una tipica bottega artigiana
 

Visitando le case più antiche nei piccoli centri ci si fa subito un’idea della gran varietà di oggetti che offre l’artigianato lucano.
Sono oggetti che affondano le radici nella cultura pastorale e contadina di questa regione.
Il legno, il tufo, la paglia, il vimini, la cartapesta, le fibre tessili, l’argilla, facilmente reperibili nell’ambiente circostante, per secoli sono stati lavorati per ricavare piccoli capolavori utili sia per la casa che per il lavoro. Gli oggetti avevano una funzione essenzialmente utilitaria alla quale si associava sin dall’antichità il gusto del bello e quindi la decorazione.
Era così che semplici cucchiai di legno, forchette, vasi, piatti, timbri per il pane, diventavano straordinari personaggi dalle varie fattezze: donne, uomini barbuti, briganti.
Oggi molti di questi oggetti si possono acquistare presso le botteghe di artigianato e nei numerosi negozi di souvenir riprodotti dagli abili artigiani della nuova generazione.
Ma non è difficile, con un po’ di pazienza, reperire degli originali di qualche decennio fa nei mercatini e nelle botteghe di antiquariato o direttamente a casa di qualche anziano signore che gelosamente conserva i suoi ricordi in un paesino sperduto del nostro entroterra.

I cartapestai
La tradizione dei cartapestai è antica e legata ai culti religiosi. Spesso infatti le feste patronali sono legate alla presenza di un carro trionfale solitamente realizzato in questo materiale. Espressione massima di ciò è sicuramente il Carro Trionfale della Festa della Bruna, che ogni anno viene distrutto nel tradizionale assalto e, quindi, ricostruito da abili artigiani locali che mostrano fieri il loro lavoro.
La cartapesta si realizza attraverso diverse fasi. Dopo la creazione dello stampo in gesso si creano vari strati di carta assorbente alternati a fogli di carta di giornale intrisi di una speciale colla. Si lascia asciugare e poi si uniscono le due parti della statua. A questo punto si può passare alla rifinitura e alla pittura.
Oggi la cartapesta viene utilizzata anche per la realizzazione dei tipici presepi popolari e per piccoli oggetti di artigianato artistico.

Ceramica e terracotta
Tipica delle nostre zone è anche la ceramica, anzi, la terracotta. Ci sono tre tipi di lavorazione: a stampo, ad assemblaggio di pezzi ed al tornio. I pezzi tradizionali sono i cucù, galli che nell’antichità erano simbolo di prosperità; il suono del cucù, inoltre, faceva pensare ad un “dare vita a qualcosa di morto”, fare uscire la voce dall’argilla.
I cucù hanno forma svariata in quanto ogni artigiano li realizza con il suo tocco personale, e ci fanno ricordare i cortili di campagna e le vecchie consuetudini rurali.

Spesso le attuali produzioni si rifanno ai manufatti del passato, che possono essere visitati nel Museo Ridola di Matera (tegami, bricchi con coperchio o decorazioni a spirale, vasi, coppe, tazze, fiaschi e bicchieri).

Nel piccolo centro di Grottole è consolidata la tradizionale fabbricazione artigianale di vasi e oggetti in ceramica lavorata e cotta in rudimentali fornaci ubicate nelle grotte (Cryptulae, da cui ha preso il nome il paese). È una produzione che si differenzia da quella materana perché limitata al soddisfacimento delle necessità quotidiane. L’arte del fornaciaio si tramanda in paese da padre in figlio.

La pietra locale
Matera è stata scavata nel tufo e, in tempi più tardi, quando si è cominciato a costruire sul piano, è stata edificata con il tufo.
Le sue pietre, che uscivano dalle cave squadrate e geometriche, venivano intagliate, spezzate, sagomate dai maestri muratori in modo da ricavare comignoli, mascheroni da fontana, cornicioni, tozze cariatidi, croci e santi.
Oggi quei maestri muratori non esistono più ma, al loro posto, troviamo costruttori e artisti. La tradizione della lavorazione del tufo si è persa nel corso del tempo e, insieme ad essa, anche gli strumenti che la consentivano. Scolpire il tufo richiede delle capacità tecniche particolari perché si tratta di materiale non uniforme che ha qualità variabili anche all’interno della stessa cava. Anticamente veniva estratto dalle cave con il piccone (mannarello) e poi veniva squadrato in blocchi di dimensioni e peso adatti all’uso. Attualmente l’estrazione del tufo è meno faticosa ed avviene con l’uso di seghe a disco. Il mercato del tufo, nella zona di Matera, è sostenuto soprattutto dall’esigenza di ristrutturazione delle case dei Sassi.
Il tufo, grazie alla sua friabilità, si presta alla lavorazione artigianale. Oggi viene utilizzato per realizzare complementi d’arredo (tavolini, sedie, …) e piccoli oggetti d’arte. Si tratta di prodotti unici, non realizzati in serie, il cui valore è più estetico che funzionale.


Strumenti musicali

L’arte della musica in Basilicata si è sviluppata attraverso la tradizione pastorale. I primi musicisti furono sicuramente pastori che realizzarono i loro strumenti praticando l’artigianato. Sin dal ‘500 erano utilizzati il tamburo a cornice, la tromba marina, il salterio, la ghironda, la ciaramella, il violino, la chitarra e la zampogna. Una testimonianza diretta ci viene dal presepe in pietra di Altobello Persio, all'interno della Cattedrale di Matera. I pastori che visitano la grotta della natività suonano strumenti atavici.

 

 

 
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