Chi visita Matera con una guida turistica di sicuro apprenderà che, a un certo punto della lunga e complessa storia di questa città (precisamente nel 1952), gli abitanti dei Sassi furono costretti ad abbandonare le loro abitazioni, molte delle quali scavate nella roccia. Erano abitazioni malsane, umide, prive di sistema fognario, rete idrica e energia elettrica.

Condizioni di vita di estrema povertà, ormai inconcepibili per una nazione votata alla ricostruzione del dopoguerra e allo sviluppo economico.

Con la Legge Speciale n. 619, i Sassi di Matera vennero così sfollati.

Per oltre 2/3 della popolazione locale, ciò significò il trasferimento in quartieri popolari e borghi rurali moderni, progettati da importanti architetti; luoghi ideati prestando particolare attenzione ai bisogni di una comunità che portava sulle spalle, da generazioni, un senso di comunità da preservare a ogni costo.

Uno di quei borghi rurali progettati per accogliere gli abitanti dei Sassi era La Martella.

In questo articolo vi accompagniamo alla scoperta di questo borgo a pochi chilometri da Matera, che fu paradigma di una nuova prospettiva urbana.

La Martella: origine del nome

Partiamo da una domanda che visitatori di ogni dove ci pongono durante le nostre visite guidate a La Martella: perché si chiama così?

Come spesso accade, il toponimo di un luogo deriva da una pianta. In dialetto materano, “La Marted” (la Mortella) è il nome di un mirto, arbusto aromatico della flora mediterranea utilizzato come prezioso condimento per la preparazione delle olive in salamoia.

Un legame indissolubile con Olivetti e Quaroni

Borgo La Martella rappresenta un luogo di grande interesse soprattutto per ingegneri e architetti, che qui possono trovare elementi interessanti sulla storia della progettazione e della costruzione del borgo.

Dovete sapere che la nascita di La Martella si deve a due grandi personalità dell’architettura e dell’ingegneria di quegli anni: Adriano Olivetti e Ludovico Quaroni.

Olivetti era presidente dell’INU e vicepresidente dell’UNRRA-CASAS. Prese a cuore il caso di Matera e, come per i quartieri degli operai di Ivrea, la sua idea fu quella di costruire borghi residenziali che potessero diventare centri propulsori di comunità locali.

Orti, stalle e persino mucche svizzere in dono

Per realizzare le abitazioni, che prevedevano la presenza di un piccolo orto con il pozzo nella zona retrostante e anche una stalla (questa volta in un ambiente separato, al contrario di ciò che era la regola nelle case dei Sassi, dove animali e uomini vivevano negli stessi spazi, a discapito delle regole igieniche fondamentali), furono ripresi i materiali locali quali tufo e mattoni in cotto.

Le prime famiglie che arrivarono a La Martella, ricevevano in dono anche una mucca svizzera e un carretto con le ruote gommate, abbandonando così quasi definitivamente i “trajni”, gli antichi carri agricoli con le ruote di legno e metallo.

Alcuni edifici del borgo erano destinati alle scuole e alle abitazioni degli insegnanti; al centro del borgo vi era – e vi è ancora – una piazza con porticati sotto i quali erano previsti ambienti destinati a botteghe, uffici, bar, associazioni, una bella fontana (purtroppo in disuso).

In quella piazza, oltre ad alcune associazioni e attività commerciali, oggi vi è anche una biblioteca intitolata proprio ad Adriano Olivetti.

Il teatro di La Martella

La Martella possiede anche un teatro di pregiata qualità architettonica.

Non un classico teatro: esso, infatti, non ha sedie né poltrone. Fu così pensato poiché l’idea era quella che tutti dovessero portarsi la propria sedia da casa, per preservare l’idea di comunità tanto cara agli ex abitanti dei Sassi.

In realtà, il teatro di La Martella pare abbia funzionato solo per la proiezione di “Via col vento”, prima di spostarsi nella canonica della chiesa. Curiosità raccolta da chi, in quegli anni, risiedeva a La Martella: gli abitanti del borgo attendevano, ogni giovedì, l’arrivo di un uomo che, a bordo di una Vespa bianca, portava le pellicole cinematografiche dalla Metro e dal San Paolo di Bari.

Nel teatro, inoltre, si svolgevano anche le assemblee dei cittadini.

La chiesa di La Martella

L’altra personalità il cui nome è legato a La Martella è Ludovico Quaroni, uno dei progettisti dell’intero borgo e architetto della chiesa di San Vincenzo de Paoli, bellissimo esempio di architettura neorealista.

La chiesa sorge al centro del borgo, su di una collinetta, ed è visibile anche da grandi distanze. Presenta una grande torre campanaria a pianta quadrata, realizzata con blocchi di tufo a vista e che ricorda, nella forma, un enorme granaio.

Il razionalismo della struttura è compensato dalla bellissima decorazione fatta di maioliche colorate dei Fratelli Cascella, sia nel cornicione esterno – con i simboli della Passione di Cristo – che nella decorazione “tappeto” del presbiterio, un tripudio di colori e simbolismi vari.

Sull’altare è posto il tragico Crocifisso ligneo, realizzato da Giorgio Quaroni (fratello di Ludovico), di stile arcaico potentemente abbozzolato e di un realismo sconcertante. Pensate che, nel 1955, l’allora Vescovo di Matera, Mons. Palombella, chiese un sopralluogo della Pontificia Commissione Centrale per l’Arte Sacra in Italia poiché alcuni arredi, a suo avviso, erano di arte tribale, quasi offensiva per gli abitanti del borgo: questi ultimi, infatti, provenendo dai Sassi, erano abituati alle immagini tradizionali degli affreschi delle chiese rupestri e quindi non gradivano lo stile della nuova chiesa.

Altri artisti che hanno lavorato alla realizzazione della chiesa di La Martella sono Castelli (lampadari), Nioi (elementi lignei), dando un importante contributo alla realizzazione di questo piccolo tempio della storia dell’arte moderna e contemporanea.

La chiesa di La Martella ha persino rappresentato Matera in occasione delle celebrazioni del centenario dell’Unità Nazionale, nella sezione monumenti; per la regione Basilicata vi era l’opera “Lucania 61” di Carlo Levi, oggi esposta presso il Museo d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata – Palazzo Lanfranchi.

Rivivete le emozioni degli antichi vicinati

Uno degli aspetti più affascinanti di una visita a La Martella è la possibilità di perdersi fra i suoi vialetti e fermarsi a scambiare due chiacchiere con i suoi abitanti, magari avendo la fortuna di incontrare sugli usci delle case gli abitanti anziani del borgo, così come in passato avveniva nei vicinati dei Sassi: di sicuro alcuni di loro vorranno raccontarvi le emozioni e le speranze riposte in quel borgo, che ai loro occhi doveva apparire così diverso, così moderno, mentre il cuore e le gambe lasciavano mestamente i Sassi…

Noi avremo il piacere di accompagnarvi alla scoperta di La Martella, magari anche con un bel giro in bicicletta, per godere dei profumi e dei colori che la campagna materana offre in tutte le stagioni.

Contattateci subito per il vostro tour a La Martella >>