Domenica scorsa, il 2 febbraio, è stato il giorno della Candelora, durante il quale la liturgia cattolica benedice i ceri e le candele. Questa festività ci dà lo spunto per parlarvi di uno dei tanti luoghi visitabili insieme a noi nel territorio della Murgia Materana: il sito rupestre di San Falcione.

San Falcione, un tesoro della Murgia Materana

Nel percorso escursionistico che raggiunge il Belvedere, di cui vi abbiamo già parlato nell’articolo Autunno sulla Murgia, ci si imbatte in questo sito rupestre e, solo se se accompagnati da una guida turistica autorizzata, sarà possibile visitarne l’interno e scoprirne il fascino e la storia.

San Falcione è uno dei tanti tesori nascosti che il territorio materano offre ai suoi visitatori. Non mostra subito il suo aspetto religioso: lo si scopre soltanto una volta entrati all’interno del sito. Infatti, arrivando, in una piccola lama (una depressione carsica), si vedono subito alcune grotte scavate nel banco di roccia calcarenitica, chiuse da un alto recinto di blocchi di tufo. Sulla sinistra due cancelli ne limitano l’ingresso.

All’interno della corte esterna di San Falcione si è subito catapultati in una dimensione diversa. Sulla sinistra le aperture di alcune grotte mentre sulla destra un’alta parete delimita lo spazio, un muro di protezione che fino a non molti anni fa era il recinto di un ovile con tanto di laboratorio caseario (con pareti annerite e l’apertura di un camino), e una grotta con due piccole aperture che fungevano da conta-pecore.

Il sito, infatti, nel corso dei secoli ha avuto diversi utilizzi come spesso succede ai luoghi rupestri, anche nei Sassi, facilmente adattabili a nuove esigenze. A destra invece, si entra nell’ambiente centrale e, osservando le pareti, ci si rende conto subito che questo sito ha avuto la funzione di luogo di culto: esso, infatti, è una delle oltre 150 chiese del Parco della Murgia Materana.

Lo sguardo corre lungo gli elementi architettonici che ne definiscono gli spazi e si sofferma sulle scarne tracce di affreschi. A pianta centrale, tipica del culto bizantino, la chiesa è datata al IX-X sec., con due ambienti oltre l’iconostasi, sulla quale un affresco rappresenta San Nicola. Sulla destra, sotto un’abside è presente un ambone, un grande parallelepipedo risparmiato allo scavo, e sulle pareti croci incise di forme e grandezze diverse e i resti di affresco di un altro santo vescovo. Ed è qui, nella lunetta che sovrasta l’ambone, che era rappresentata la scena della Presentazione di Cristo al Tempio. Oggi gli affreschi sono ormai davvero pochi lacerti, ma le fonti ci informano della presenza di questa scena, quasi insolita rispetto alle tante figure di santi affrescati nelle altre chiese rupestri. Una scena che non deve essere casuale in questo luogo e che possiamo legare proprio alla festa della Candelora, oltre che agli altri ambienti esterni.

Vediamo perché.

Il legame di San Falcione con la Candelora

La Presentazione al Tempio di Cristo è un avvenimento descritto nel vangelo di Luca. Come da tradizione ebraica, 40 giorni dopo la nascita, i bambini vengono portati al tempio dai genitori e così avvenne per Gesù. Nell’episodio descritto nel Vangelo, la sacra Famiglia incontra al tempio il vecchio Simeone, che definì il bambino “luce per illuminare le genti”. Da qui nasce la liturgia della benedizione dei ceri e delle candele che simboleggiano proprio la luce di Cristo, che poi illumineranno le liturgie e porteranno protezione nelle case dei credenti.

Anche a Matera questi ceri erano posizionati spesso ai lati dei letti, appesi ai pomelli.

Ma perché questa scena è rappresentata proprio in questo sito? Basta spostarsi di poco e all’esterno per osservare, sulle pareti, un’apertura poco profonda, circa 50/60 cm e lunga circa 3 metri. Si tratta di una pecchiara o avucchiara (da pecchia, termine letterale e antico per ape), un sito dove erano posizionate le arnie per l’allevamento delle api: un tempo, infatti, erano tante le pecchiare nella Murgia e a San Falcione dovevano essercene diverse, come testimoniano anche alcuni documenti settecenteschi. Altre pecchiare sono riconoscibili nei vani scavate in profondità e trasformate successivamente in stalla.

L’allevamento delle api era un’attività importantissima nell’economia del passato: molta poca importanza si dava al miele, ma tantissima se ne dava alla cera con la quale venivano appunto realizzate le candele per illuminare gli ambienti e svolgere le liturgie.

Il sito di San Falcione doveva esser quindi un luogo deputato proprio a favorire il lavoro laborioso delle api per la produzione della cera e la presenza dell’affresco della Presentazione di Cristo al Tempio doveva augurarne la buona e abbondante produzione per la realizzazione delle candele, benedette proprio il girono della Candelora, il 2 Febbraio: un periodo dell’anno, questo, che porta il grande e ultimo freddo dell’inverno e quando la natura si prepara al risveglio primaverile, con le giornate che si allungano e regalano ogni giorno qualche attimo di luce in più.

Scopri San Falcione con noi

In attesa di quelle giornate di risveglio, vi invitiamo a prenotare uno o entrambi i nostri tour alla scoperta della Murgia e dei suoi tesori nascosti, compreso il sito rupestre di San Falcione.

MURGIA TIMONE: GROTTE E GRAVINA

Visitare in autonomia la Murgia in bicicletta, ammirando le chiese rupestri, la Gravina e i Sassi di Matera.

Durata: Max 3 ore

Livello: Facile

Periodo: Tutto l’anno

Codice: B04

PASSEGGIATA NEL PARCO DELLE CHIESE RUPESTRI

Escursione nel Parco delle Chiese Rupestri a Matera per conoscere civiltà rupestre, flora e fauna del parco.

Durata: Max 3 ore

Livello: Facile

Periodo: Tutto l’anno

Codice: E01

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